domenica, novembre 09, 2014

CHI INSEGNA COSA?


Cari lettori, vicini e lontani, come ben sapete ho iniziato a tenere un blog tanti anni fa al solo scopo di sfogarmi. Mi piace scrivere, se metto nero su bianco le cose che mi tengo in gozzo poi sto meglio e mi sfogo nel dire la mia. Parecchie volte ho ripetuto che questo è il solo motivo valido di tenere un blog NON commerciale come questo: non vendo nulla e non desidero convincere alcuno, se ti va leggi e sennò ciao.

Un motivo particolarmente godereccio dell' avere un proprio spazio scrittorio è quello di stangare certi pregiudizi circolanti tra gli inesperti ma non solo. Gira voce che hanno il diritto d'insegnare una certa arte da combattimento i presenti e passati campioni sportivi, mentre gli insegnanti privi di un palmares importante sono soltanto dei cialtroni, non hanno vinto abbastanza gare nella gabbia (o sul tatami) e difettano perciò della forza mascula per stare sulla materassina a fare lezione..

La prima considerazione da fare è: parlare è facile, ma tirare su un corso e avvicinare con profitto tanti alla pratica invece non lo è affatto. Se discorsi del genere arrivano da tecnici, mi spingo a dire che criticare in via indiretta i competitori dileggiandoli è la forma primaria con cui si manifestano gli haters, gli ormai noti "odiatori", avversari preconcetti che tanto infestano facebook & compagnia. Trattasi in genere di ragazzini bimbominkia nascosti dietro un nickname o simili, e quando invece adulti, di individui invidiosi che palesano così facendo la propria inferiore statura umana e professionale. In questo secondo caso appare chiaro l'intento commerciale di piccolo cabotaggio, cioè diffamare un professionista non per il suo lavoro qual'è ma spostando l'attacco sul personale. Vecchia tattica che non raggiunge il risultato per un pubblico smaliziato, che però può purtroppo dare qualche miserabile frutto se intesa a raggiungere i neofiti assoluti, gli sprovveduti. Il fornaio di qualità è premiato dai propri clienti per i suoi prodotti, e spettegolare che ha la moglie battona serve al concorrente maligno per strappare due lirette di mercato. Il fornaio di successo se ne frega del rivale, va per la sua strada e non diffonde proclami sul passato del collega, chi lo fa è perché si sente inferiore.

Chi può insegnare? Chi lo SA FARE! Noi come lo valutiamo un maestro, solo dal fatto che lui è stato un forte agonista, che ha all'attivo tante medaglie? 

Uhmmmmm...
Ne siamo davvero sicuri? 

Che abbia gareggiato e vinto è certamente un dato utile, ma sarebbe come andare dal forno di cui sopra, mangiare una pizzetta da schifo epperò doverci ritornare  -dicono i benpensanti- solo perché l'esercente ha vinto il campionato condominiale di focaccia ben 3 volte 12 anni fa!

L'avvocato bravo NON è quello che ha sette lauree appese in ufficio ma soltanto quello che fa sua la causa, monsieur De Lapalisse, e così nelle arti marziali il MAESTRO bravo è quello che ha la stima e l'approvazione dei suoi atleti, che ne gradiscono l'operato e da lui si sentono guidati e resi migliori come esseri umani all'interno del contesto in oggetto di ragionamento. Non ha bisogno della 'patente' dell'espertone-rosicone e va per la sua strada, magari dimostrandosi un buon coach, vincendo medaglie con i suoi atleti se la loro arte prevede le competizioni.

Mi spiace aggiungere che curriculum vitae assai rimaneggiati ed edulcorati, e tutta una quantità di schifezzuole compiute che il profano non deve addivenir a conoscere capita che siano nascosti dai moralisti.  I campioni VERI non ostentano, per loro conto parlano da soli i risultati sportivi veri.
Nota: è mia convinzione che, restando nell'ambito del Jiu Jitsu stile brasiliano, ad oggi solo 3 persone in Italia siano in grado di vantare titoli pesanti, internazionali, negli adult cinture marroni e nere. Gli agonisti bravi sono tanti ma i vincenti reali del nostro paese -conosciuti e applauditi nel mondo- sono solo quei tre.

Questo blog ha speso migliaia di parole per insistere che un bravo insegnante dev'essere onesto e competente. Chi vorrebbe mai l'opposto?


onestà

[o-ne-stà] s.f. inv.
  • 1 Qualità morale di chi rispetta gli altri e agisce lealmente verso il prossimo SINrettitudineo. di vita
  • 2 Correttezza, accettabilità: lavoro fatto con o.o. del prezzo
  • 3 ant. Decoro, dignità

competenza

[com-pe-tèn-za] s.f.
  • 1 Sapere ed esperienza specifici SIN periziauno studioso di grande c.


Ci siamo? Aver vinto alcune medagliucce ci dice semplicemente che costui che lo fece è stato un bravo atleta, NON indica che sappia:

1) trasmettere il suo sapere
2) avere il rispetto dei suoi assistiti
3) mostrare una grande esperienza nell'allenare altri

Se vogliamo è un ovvietà, una banalità a ragionarci sopra, epperò spesso la materia è oggetto di confusione. Chi il rispetto non sempre lo ha, chi di malefatte ai danni della 'clientela' all'attivo ne ha di ben note, ebbene su questo "piccolo dettaglio" glisserà certamente e si metterà a gettare concime su chi invece di certe pecche non le mostra e lavora seriamente. Ripeto: la più importante caratteristica per uno che insegni è certissimamente un carattere serio, maturo e un'etica solida, visto che ha a che fare con bimbi e giovanetti.

Ricordo di quando un mio collega professore di arte suave mi descrisse la visita presso la sua accademia di un insegnante straniero, molto noto e con un passato di frequentatore di podi internazionali. Questo personaggio ha pensato bene di fare lo sborone, come si dice, e lottare con molta forza persino con le cinture bianchissime del suo ospite, facendo male a qualcuno e lasciando un pessimo ricordo di sé. Qualità morale, sapere specifico? Zero. Vincere (in gara) non basta, per convincere, ci vuole altro, molto altro

Approfondiamo l'argomento. Abbiamo riesaminato la (scontata) verità che vincere gare di un determinato sport nulla dimostra di saper insegnare la disciplina in oggetto. E' un merito e un dato importante di sicuro, ma la storia dimostra che molto spesso grandi atleti poi non si rivelano ottimi mentori, e vice versa. Vogliamo fare qualche esempio?

Greg Jackson è il più famoso e più vincente coach di MMA del mondo. Presso la sua accademia di Albuquerque, New Mexico, pascolano i più pagati fighters dell'UFC e dintorni. Questo tecnico è considerato un genio e lo pagano a peso d'oro gli uomini più duri che esistano. Ebbene Greg ha all'attivo zero competizioni, nemmeno il torneino di briscola del gerontocomio di zona ha mai fatto!

Vogliamo parlare di Boxe? Lo sport da combattimento dei 5 continenti, concepibile solo per tough men?

Il più vincente e osannato allenatore di tutti i tempi nel Pugilato è stato forse Angelo Dundee, italoamericano dal vero cognome di Merenda, trainer di Cassius Clay, Ray 'Sugar' Leonard e George Foreman. Signori miei, Angelo non ha mai fatto mezzo match di Boxe, è partito direttamente dallo stare all'angolo!

L'uomo che rese leggenda 'Iron' Mike Tyson e Rocky Graziano tra gli altri, fu un'altro paisà, ossia Costantine "Cus" D'Amato del quale non sono ricordati successi agonistici a nessun livello.

E nel Brazilian Jiu Jitsu?

L'allenatore più pagato d'America e forse del mondo è l'head coach di BJJ della ultrarinomata Renzo Gracie Academy di New York City, John Danaher. Una fosse di leoni piena zeppa di cinture nere e campioni pazzeschi. Il neozelandese, sofferente di un handicap a un arto inferiore, alla pari di Greg Jackson NON ha mai fatto un torneo di BJJ, nulla di nulla. Eppure c'è gente che combatte di professione e che prende voli dall'altra parte del mondo pur di allenarsi con lui, talmente impegnato da fare le mezz'ore di lezione privata (a costi stellari tra l'altro).

Una cosa moderna, una deriva recentissima delle arti marziali? A quanto pare no, visto che il singolo insegnante più incisivo della storia -in termini di milioni di persone a decine che nel tempo hanno praticato la sua scuola/arte- è certamente Jigoro Kano, inventore del Judo Kodokan e che non solo non ha mai gareggiato in vita sua ma che non è attestato abbia MAI nemmeno fatto del randori (sparring) coi sui allievi.

Chi può insegnare? Chi lo sa fare. Parlano i fatti. Con buona pace dei rosiconi malignanti. Precisiamo: di Kano e Dundee ne nasce uno al secolo, non voglio certo dimostrare la prova al contrario, è certamente un bene che chi insegna s'intenda precisamente di cosa sta discettando. E' solo che aver vinto sul quadrato non dimostra l'assunto precedente, sono due universi separati. E' bravo a insegnare chi è competente e onesto, e come la storia c'insegna il bravo coach spessissimo non è mai stato un grande campione, come sanno i pugili che nelle decadi si sono rivolti alle squisite cure del maestro Boncinelli, decano della Boxe fiorentina. Questo ricercato professionista al tempo in cui fece i suoi 3 o 4 match da dilettante fu ribattezzato con gigliata cattiveria "Solette" in quanto si beccava sempre un ko, andando a piedi all'aria. Simile destino ha vissuto il più famoso maestro di arti marziali che ci sia oggi in Italia, il judoka Giovanni Maddaloni. Vero eroe nazionale partenopeo, celebrato anche nei film per aver risollevato il morale e l'immagine di Napoli intera e del disastrato quartiere di Scampia, ha prodotto schiere di campioni internazionali su su fino all'oro olimpico di suo figlio Pino; ebbene O' Maestro smise di gareggiare da ragazzo dopo i regionali.

Oggi come domani saranno legioni di pischelli a sognare di allenarsi con Jon Jones, ma poi di farsi allenare da Greg Jackson, e non il contrario.

Io come modesto professor cintura nera di Jiu Jitsu ardisco ispirarmi a modelli di specchiata etica umana e professionale nel mio campo, l'insegnamento professionistico di arti marziali e discipline collegate, ed a questo scopo studio ogni santo giorno, cercando inoltre di partecipare a quanti più seminari/workshop di alto livello possibile. Sono per-fet-ta-men-te a conoscenza dei MIEI limiti (tipo un davvero striminzito passato da competitore, avendo io iniziato la pratica a 33 anni e con la gamba seminferma) e uso della scienza di amici e colleghi per superarli. In particolare faccio in maniera che i miei allievi siano esposti a una serie di figure qualificate nel BJJ, maestri internazionali con esperienza di svariate decadi quale il nostro DT, Octavio 'Ratinho' Couto,e atleti di prim'ordine che portino in dote ai centuriati la loro energia ed esperienza agonistica come Luca Anacoreta e Ivan Tomasetti. Il nostro team Centurion prova regolarmente sul campo il lavoro svolto tramite la partecipazione alle migliori competizioni, e anche sparring tematici con atleti di altre discipline.


Il Jiu Jitsu, lo vorrei ricordare ancora una volta, è un a-r-t-e marziale che ha un bellissimo/importantissimo aspetto (minoritario) agonistico, NON uno sport tout court, mica è la pallavolo. Un'enfasi esagerata e monolatrica sui risultati sportivi è la prima causa di decadenza di questa bellissima disciplina. Gareggiare è fondamentale ma nel BJJ NON è tutto, per niente proprio. La pensano così diversi esponenti tra i più rinomati maestri del mondo. Si ritorna lì: se un tecnico è valido lo decidono i suoi allievi e non i soloni di turno. Piaccia o non piaccia è così e basta. 

Nel video seguente il celebrato professor Sauer spiega quanto sia diminuito il valore combattivo del Jiu Jitsu per via della sportivizzazione forzata.




Inoltre vorrei aggiungere che per quanto indubitabilmente a un docente di BJJ sia richiesto un serio, concreto lavoro sulla materassina, lottando con gli allievi, è altrettanto indiscutibile che le leggi della natura valgono per tutti, docenti di arte marziale come gli altri. Il sapere che deriva da una vita spesa ad approfondire una disciplina bella e varia come il Jiu Jitsu, ad esempio, va di pari passo con il tempo che scorre, con gli anni che passano. Trovo ridicolo e infantile rifiutarsi di riconoscere i propri limiti, come ad esempio l'età divenuta ahimé matura, e voler ignorare che un indiavolato agonista ventenne può mettere in seria difficoltà uno stimato insegnante cinquantenne. Si dovrebbe arrivare a quell'età a non dover sentire più il bisogno (giovanile) di 'sconfiggere' sempre qualunque partner in allenamento, e accettare invece serenamente che c'è la possibilità, prima o poi, che gli allievi GRAZIE AL CIELO ci superino in bravura e vigore fisico. Un uomo adulto almeno dovrebbe, dico.

Nel prossimo video i fratellini spiegano l'importanza capitale della statura umana e culturale di un insegnante, e di come vada affrontata la pratica dell'arte per continuarne a godere in età non più giovanile.




Chi insegna cosa?

Cosa significa insegnare?

Il termine "insegnare" deriva dal latino insignare composto dal prefisso "in" unito 
al verbo "signare", con il significato di segnare, imprimere e che a sua volta riconduce 
al sostantivo "signum", che significa marchio, sigillo.
L'attività dell'insegnante, quindi, lungi dal limitarsi alla trasmissione del sapere fine 
a se stesso, consiste nel "segnare" la mente del discente, lasciando impresso un metodo 
di approccio alla realtà, che va ben oltre lo studio.

E' chiaro? 

Chi t'insegna ti segna, a vita. Chi è materialista, duplice, esaltato e arrogante, violento e prepotente, segna in tal senso gli allievi, così come l'egoista affamato solo di pezzetti di metallo. Ecco perché onestà e competenza non si possono apprendere in campionato, ecco perché il delicatissimo compito di fare il docente di arti marziali DOVREBBE essere affidato solo ed esclusivamente a persone di comprovata moralità, cultura e maturità. In caso contrario gli esiti saranno spesso pessimi, addirittura devastanti alle volte. E' un'utopia e ne sono perfettamente consapevole, noi umani siamo fallaci e il mercato delle arti marziali non sfugge alle stesse truci regole dell'esistenza: arrivismo, superficialità, opportunismo. E' per questo che non esiste né potrà mai esistere un criterio pratico univoco per stabilire a priori chi può insegnare, il giudizio è affidato esclusivamente al gradimento dei clienti/allievi. Ciò è un po' triste, lo so, ma le cose vanno così.

Se tu che leggi sei un giovane in cerca di un maestro, io ti auguro tanta tanta fortuna, che la statistica è contro di te. Se invece sei un insegnante di un'arte marziale o comunque di qualche disciplina formativa, spero che questo mio scritto ti possa far riflettere 5 minuti. 



7 commenti:

Francesco Dal Pino ha detto...

Condivido complimenti accurata riflessione
grazie

Anonimo ha detto...

Bellissimo post che la dice lunga sulla mentalità ancora retrogada generale in Italia.
Condivido pure io.
Mario

Anonimo ha detto...

Un "insegnante" mi ha fracassato una clavicola "per errore" ( ma potevo rimetterci la pelle) fuori dalla palestra e poi mi ha minacciato di ammazzarmi se lo avessi denunciato cosi io ritrovo con una spalla più corta e ho dovuto pagarmi la fisioterapia per conto mio ..la storia è circolata e non mi risulta nessuno gli abbia tolto il saluto: ne gli allievi ne gli altri marzialisti ( pugili et similia) amici suoi.
Chissò che avrebbe detto il grande maestro brasiliano del quale questo stronzo dice di esserne un allievo.. Tu hai scritto delle cose molte bella ma la realtà è quello che ho vissuto sulla mia pelle.

Mario Puccioni ha detto...

Anonimo declavicolato,
il tuo è un racconto ben strano..che però non fa che confermare il tema dell'articolo: mica tutti possono insegnare e dirsi insegnanti, ci vuole MORALITA' e maturità come requisiti-base.
Saluti

Anonimo ha detto...

e' tragico non strano. Ti posso mandare la scansione della rx se vuoi. Come un coglione ho accettato di seguire questo pazzo nei suoi allenamenti alla Cafferalla tre anni fa ed eccomi qua. Se fossi atterrato sul collo adesso sarei morto o paralizzato. Andate a vedervi Frank Shamrock contro il russo per vedere la mossa..sulla terra anzichè sulla materassina. Questo il "maestro".

Mario Puccioni ha detto...

In che senso 'allenamenti alla Caffarella'? Al parco?? Ma che si scherza davvero..

Aggiungo che non puoi biasimare il Jiu Jitsu per questa cosa, qui se ho capito bene siamo ai limiti della setta o roba del genere. NESSUN insegnante di NESSUNA arte marziale farebbe una cosa del genere tipo Rambo de noratri, e se sei una adulto lo DEVI sapere anche tu.

Anonimo ha detto...

Hai perfettamente ragione; col senno di poi ho pagato a carissimo prezzo l'ingenuità, l'inesperienza e anche la fiducia in questo pazzo criminale, che tra le altre cose ancora insegna in una palestra della zona carpendo la fiducia di persone particoari col suo modo di fare manipolatorio da psicopatico.
Un attimo di debolezza da parte mia in un momento particolare ,sicuramente ma il maestro che mi ha fatto takedown sulla terra facendomi volare come una bambola di pezza ( è sudamericano non de noantri ) ha anche lui una parte di colpa..
Leggere questo blog mi provoca una terribile amarezza,mi sarebbe davvero piaciuto continuare la pratica.